Nel centro storico di Costozza, posta al di sopra della Fontana e della chiesa di S. Sofia sorge una piccola, elegante chiesetta duecentesca, dalle linee romaniche, con annesso conventino: la Chiesa di Sant’Antonio Abate. Sorge su viva roccia, vi si accede tramite una stretta scala scavata nella roccia e si rimane sorpresi dalla asimmetria della facciata, forse dovuta alle difficoltà inerenti al terreno su cui è costruita, ma anche a periodi diversi di fabbricazione e di rifacimenti.
Un rifacimento certo avvenne all’inizio del Cinquecento, di esso rimane traccia in una iscrizione lapidea incisa nella zoccolatura rocciosa vicino agli scalini d’ingresso. L’iscrizione dice che quel tempio era “stato dedicato a S. Antonio di Padova alla fine della guerra , in data 1514, 13 Aprile”. La guerra era quella della lega di Cambrai, in cui i veneziani furono sconfitti nel 1509, e l’Antonio era diverso dall’ egiziano Antonio Abate che fu e resta il titolare a cui era stata dedicata.
Antonio, detto “abate”, egiziano, nacque a Coma nel 251 circa, morì a 105 anni, nel 356. E’ considerato il padre del monachesimo orientale, perché pur essendo stato eremita, ebbe numerosi discepoli. La sua fama si diffuse grazie alla biografia scritta da Atanasio, vescovo di Alessandria. Le sue reliquie prima furono trasportate ad Alessandria d’Egitto e poi, nel 635, a Costantinopoli, e conservate nella chiesa di S.Sofia. Secondo la tradizione nel 1070/1080, un certo Jocelin, nobile francese, ricevette in dono queste reliquie dall’imperatore romano d’Oriente, Diogene IV, come ringraziamento per l’aiuto militare prestato contro i turchi. Nel 1095 furono portate in Francia e lì fu fondato un Ordine religioso di Cavalieri Ospedalieri, chiamati “Antoniani” dal nome del monaco egiziano. Gli scopi di quest’ordine erano quelli di diffondere il culto del Santo, erigendo chiese a lui dedicate e di costruire ospedali per il ricovero e la cura dei malati, in particolare quelli che partecipavano alle Crociate.
Non sappiamo, a tutt’oggi, chi furono i committenti della chiesa di S. Antonio Abate e il tempo dell’erezione del complesso. E’ possibile che il santo egiziano sia stato conosciuto a Costozza per il fatto che alcuni abitanti del paese, magari al ritorno dalle Crociate, si siano recato in pellegrinaggio in Francia per onorare il santo. Quello che, però, sappiamo di certo è che il primo documento che parla della chiesa risale al 17 dicembre del 1253. In esso è affermato che “…Zilius… legavit centun soldos fratribus minoribus Sancti Antonii de Custodia…” (Zilio lasciò cento soldi ai Frati Minori di S. Antonio Abate di Costozza).
Questo Zilio, era un certo Zilio Teco, figlio di Alberto, appartenente alla nobile e potente famiglia degli Offreducci di Marostica che si opponeva agli Ezzelini da Romano. Durante la guerra, Zilio fu esiliato a Vicenza dove, presso il convento di S. Francesco dei Frati Minori, dettò il suo testamento al notaio Wercius de Bekis, facendo una decina di lasciti.
Si può, dedurre da questo atto che già prima del 1253 il luogo dei Frati Minori esisteva a Costozza, e può darsi che lo Zilio lo conoscesse perché in contatto con alcuni fratelli della penitenza presenti nella zona. Altro non sappiamo fino alla fine del XIII secolo, quando dal 1282 al 1292 ha luogo una “girandola” di atti notarili con tutta una serie di vendite, di riacquisti, di donazioni, di rivendite della chiesetta e delle sue pertinenze che non ci danno una chiave interpretativa logica.
Può essere fatto un tentativo di ricostruzione storica. Sappiamo che attorno al XII-XIII secolo vi fu un grande risveglio associativo delle comunità con la nascita dei Comuni. Anche le comunità rurali aspiravano all’autogoverno, ma la lotta fu molto dura e lo fu anche per Costozza. Nel settembre del 1281 il papa Martino IV scrisse una lettera in cui diceva: “…Abbiamo inteso che…alcuni cittadini…perseguitarono con indegna cattiveria il vescovo Bernardo (si tratta di Bernardo Nicelli vescovo di Vicenza). Lo spogliarono del vescovado e dei beni a lui spettanti…facendolo mettere al bando perpetuo, dopo aver rubato quanto avevano trovato in casa…recando, inoltre, gravi danni al Vescovo e alla Chiesa vicentina nei castelli e nelle ville…”.
A questa rivolta parteciparono alcuni costozzani e anche l’arciprete di Costozza, don Aimo (o Aimone), determinati a cancellare la signoria che l’Episcopato deteneva su Costozza da circa trecento anni. L’arciprete fu scomunicato ed esautorato, ma la conseguenza dell’impresa fu che il vescovo perse i suoi beni e le sue giurisdizioni su nove villaggi del contado, tra cui Costozza.
I costozzani fecero un’altra azione, andarono nella chiesa di S. Mauro e lì : “…fuerunt requisiti et coligiti per dominum Guidonem condam Gaulfredi de Custoza decanum comunis et hominum dicte ville…” (…per ordine di Guidone Gualfredi di Costozza , sindaco del comune e degli uomini del villaggio, requisirono e portarono via tutti i libri della parrocchia…”) come si legge nello Statuto di Costozza del 1292.
Nel periodo dei fatti narrati, dal 1254, era in vigore il Tribunale dell’Inquisizione e a Vicenza era stato affidato ai frati Francescani di S. Lorenzo, esattamente quelli che possedevano il sito e la chiesa di S. Antonio Abate di Costozza dopo averli ricevuti dal vescovo precedentemente.
A questo punto, possiamo formulare una ipotesi, come già fatto da alcuni storici, e cioè che i rivoltosi scomunicati assieme al loro arciprete fossero passibili di processo da parte dell’Inquisizione con la confisca delle loro proprietà. Così il tribunale dei Frati Francescani di Vicenza avrebbe potuto confiscare terre a qualche costozzano, o perlomeno agli Aimi e, temendo una reazione di rivalsa, come era avvenuto nel 1280, avrebbero pensato ad una azione dilatoria con varie compravendite della chiesetta allo scopo di far spostare l’obiettivo da colpire da parte dei rivoltosi.
Nel precedente punto eravamo rimasti alla “girandola” dei documenti di compravendita della chiesa (che ricordo era di proprietà dei Francescani di S. Lorenzo di Vicenza) avvenuta tra il 1282 ed il 1290 ed allo scontro violento tra i costozzani, capeggiati dall’arciprete Aimo, della potente famiglia degli Aimi, ed il Vescovo di Vicenza, allo scopo di costituire il comune di Costozza e sottrarsi così alla giurisdizione vescovile.
I Francescani del convento di S. Lorenzo erano, dal 1254, anche titolari del tribunale dell’Inquisizione, così si trovarono nella condizione di dover giudicare l’arciprete Aimo, che era stato scomunicato, ed i suoi seguaci di Costozza, per avere assaltato la pieve di S.Mauro e sottratti i libri parrocchiali. E qui, possiamo avanzare l’ipotesi, per giustificare tutti questi passaggi di proprietà della chiesetta, che temendo una reazione violenta dei paesani, come era successo con l’assalto alla pieve, i Francescani abbiamo pensato di occultare le loro proprietà presenti nel comune di Costozza, che si stava costituendo in quegli anni.
Così la vendita del sito, poi le fittanze varie dello stesso luogo, poi la donazione a donna Mabilia e, dopo ancora, la ripresa del sito seguita da altre fittanze ancora, tutti atti presenti nella “girandola” dei documenti, avevano lo scopo, come ipotizzato, di far spostare l’obiettivo dei rivoltosi comunardi. A questi atti seguì anche, per sicurezza, il ritiro dal luogo dei monaci. Infatti dal 1282 fino al 1304 non ci furono Francescani stabili in S. Antonio Abate.
Strana coincidenza, il periodo della “girandola” degli atti notarili termina con l’approvazione dello Statuto del Comune di Costozza, approvazione avvenuta il 13 giugno 1292. E’ singolare il luogo scelto per l’assemblea popolare di tutti i capi famiglia di Costozza: il sagrato della chiesa di S. Antonio abate. Si può pensare che il popolo, ignorando di fatto la signoria vescovile che formalmente era ancora in essere, mostrasse il suo spirito di “indipendenza”.
Nello Statuto si legge. “Anno Domini millesimo ducentesimo nonagesimo secundo, indictione quinta, die veneris tertio decimo iunii, Custoze, apud ecclesiam Sancti Antonii Abatis presentibus Viviano notaio…laudaverunt statuta”. (Nell’anno del Signore 1292, indizione quinta, venerdì 13 Giugno, in Costozza presso la chiesa di S. Antonio Abate, alla presenza del notaio Viviano…i presenti approvarono lo Statuto).
Dagli atti si apprende, però, che in tutti quei passaggi di proprietà e di fittanze, i frati si sono sempre riservati l’uso del dormitorio e della chiesa, così è logico dedurre che la loro presenza a Costozza deve essere stata pressoché continua (tranne forse dal 1282 al 1304). Dopo l’ultimo atto, ottobre del 1290, abbiamo un silenzio documentale per circa due secoli. Silenzio che non vuol certo dire che i fratti avessero abbandonato il luogo.
Anzi, verso la fine del ‘400 compaiono dei documenti che ci riparlano della chiesa e del convento. Infatti l’8 dicembre del 1480, viene redatto un atto a Costozza nella contrada della Fontana di S. Sofia che parla di un: “…venerabilis vir dominus frater Alovixius de Vincentia dignissimus guardianus Sancti Anthonii de Custoza predicator dignissimus ordinis Sancti Francisci” (uomo venerabile signor frate Alovisio da Vicenza degnissimo guardiano di S. Antonio da Costozza degnissimo predicatore dell’ordine di S. Francesco). Questo vuol dire che se vi era un guardiano, e per di più predicatore valente, è segno che vi era una discreta comunità religiosa. Ma non è finita, in altri due documenti entrambi del luglio 1488 si incontrano due affermazioni “in conventu ecclesiae Sancti Anthonii de Custoza” e “ in conventu dominorum fratrum Sancti Anthoni de dicto loco”, perciò si può ritenere che i frati francescani siano rimasti, con regolare comunità religiosa, in Costozza per tutto il XIV e il XV secolo.
Arriviamo al ‘500 ed all’iscrizione incisa nella roccia antistante la chiesa, vicino al cancelletto che immette nel cortile. In esso è inciso: “DIVO S. ANTONIO VARIO PADUAE EXUENTE BELLO DICATUM MDXIIII IDIBUS APRILIS” (dedicato a S. Antonio di Padova alla fine della guerra, nel 1514 Aprile 13).
E’ da notare, che si parla di una seconda dedicazione, non più all’Antonio Abate, ma all’Antonio da Padova, tuttavia, stando al Diritto Canonico, le intitolazione successive, non cancellano mai la prima dedicazione, perciò la chiesetta resta dedicata a S. Antonio Abate.
La guerra nominata è quella di Cambrai, degli imperiali contro Venezia, iniziata nel 1509 e conclusa formalmente nel 1513. Negli anni successivi, ed in particolare nel 1514, erano in corso alcuni conflitti tra la nobiltà di Terraferma contro la Repubblica di Venezia. E’ possibile che Costozza, dove giunsero anche i soldati dell’Imperatore Massimiliano d’Austria, abbia subito dei danni e che li abbia subiti anche la chiesa di S. Antonio. Così i francescani, approfittando dei lavori di restauro, forse hanno anche pensato di dedicare il sito ad un loro frate.
Il basso numero di religiosi presenti favorì la soppressione del convento da parte della Repubblica di Venezia che cercava finanziamenti per la guerra del 1645 contro i Turchi. Il conventino fu comperato, nel 1657, da Bartolomeo Bergamin, che nel 1673 lo vendette alla famiglia Trento. All’estinzione del casato, nel 1812, la chiesa passò alla famiglia da Schio e dal 1988 ad oggi appartiene a Giulia da Thiene, figlia di Maria Elisabetta da Schio.
Questa “privatizzazione” del 1657 concluse la storia religiosa francescana della medievale chiesetta di Sant’Antonio Abate.