Chiesa di San Majolo

L’ANTICA PARROCCHIALE DI S.MAJOLO A LUMIGNANO Nella piazza di Lumignano sorge l’antica chiesa parrocchiale, oggi sconsacrata, ma mantenente ancora abbastanza intatta la cubatura e la configurazione esterna, dedicata all’abate cluniacense S.Maiolo. L’edificio, ad aula unica, ha una struttura nitida e semplice e la configurazione classicista nei portali, nel frontone e nell’occhio ci induce a posizionarla, come costruzione, nel tardo Quattrocento. Il santo, Maiolo di Cluny, nato nel 910 circa e morto nel 994, terzo abate dell’abbazia benedettina di Cluny, ci riporta alle origini benedettine della chiesa riferibili al secolo XI. Vissuto nel X secolo, legò il suo nome oltre che alla riforma benedettina, allo sviluppo della liturgia: rinunciò alla tiara papale offertagli dalla regina Adelaide e dal figlio Ottone II nel 974, ritenendo di poter meglio servire la chiesa nell’oscurità del monastero che sul soglio di S. Pietro. La fama dei miracoli lo rese presto popolare e venerato nell’ambiente benedettino. É interessante notare che tutte le dedicazioni delle chiese parrocchiali di Longare sono legate alla tradizione benedettina: oltre a S. Maiolo, S. Mauro a Costozza e i SS.Vito, Modesto e Crescenzia a Longare (solo più tardi la più recente chiesa di S. Maria Maddalena subentrerà a quella primitiva di Secula). Questo è senz’altro riferibile alla forte presenza dei benedettini nel nostro territorio a causa delle loro attività economiche agricole (proprietà dell’abbazia di Nonantola) e di conseguenza alla loro influenza religiosa (ne abbiamo già parlato nei n. 7/22 e 8/23). La primitiva costruzione è completamente scomparsa, mentre nel XV secolo fu fatta una nuova costruzione, l’attuale, visibile nelle sue linee essenziali, mentre sono perduti gli affreschi opera in gran parte di Giacomo Ciesa ammirati da Gaetano Maccà. Nel 1813, questo storico vicentino, nella sua opera Storia del territorio vicentino Vol. IV, testimonia che la chiesa aveva tre altari, ed un quadro nel coro raffigurante la Vergine col Bambino in braccio fra i ss. Teobaldo ed Antonio da Padova. Lo stesso Maccà scrive che, sopra il quadro esisteva una iscrizione dedicatoria con accanto un’altra iscrizione che recitava: “Una donna da Castegnero orba, attratta (storpia), idropica, fu dal Santo (Teobaldo) risanata…” Si è detto che l’attuale chiesa sostituisce una precedente, infatti un documento dell’archivio del monastero di Araceli recita che un “ presbyter Gerardus ecclesie S.Maioli de Lumignano…” reggeva la parrocchia negli anni 1297-1303, e in altro documento del XIV secolo si parla di un “Capitulus dicte ecclesie”, ossia di una chiesa con convento (verosimilmente collegato ai benedettini). Dal 1540 fu rettore della parrocchia il canonico vicentino Paolo Almerico (che per inciso sarà il committente della Rotonda del Palladio), del quale lo storico Maccà sottolinea il disordine morale e materiale vigente a quel tempo. Infatti nella visita del luogotenente del cardinal Ridolfi, Roberto del Monte, nel 1537, trovò il Ss.mo conservato in un vaso di legno e un unico paramento. La situazione di sicuro non migliorò, se il visitatore nel 1561 annotava che “Ecclesia indiget valde reparatione tecti” (si doveva riparare il tetto), per non dire del Ss.mo ritrovato in un “vase ligneo picto” (era sempre in un vaso di legno, però questa volta dipinto !) e il calice della Messa fu trovato arrugginito “rubigine maculatum et indecens decori divino”, tutto questo per l’assenza del parroco titolare e per lo scarso interesse del suo supplente. Ci vollero anni per avere qualche miglioramento, e solo nel secolo successivo il vescovo Brescia, nel 1653, trovò una sacrestia discretamente dotata e i confessionali quasi in regola e 35 anni più tardi il vescovo Rubini trovò finalmente in ordine la chiesa, i vasi sacri in argento e una sufficiente dotazione di parametri liturgici. La situazione migliorò nel secolo successivo perché la chiesa fu decorata dai sopraricordati affreschi del Ciesa. La visita pastorale del vescovo Peruzzi ci documenta che gli altari erano dedicati: a S. Maiolo (il maggiore), alla Concezione di Maria Vergine, e al s. Rosario. Gli affreschi del Ciesa scomparvero a causa del “restauro“ fatto nel 1885 durante la reggenza di don Antonio Muraro che fece ridecorare la chiesa. Di questa decorazione sono andati perduti i dipinti delle pareti, tanto della navata che del presbiterio, mentre restano la pittura rosacea dei muri, con motivi decorativi, e i dipinti della parte alta: i quattro Evangelisti nella volta del presbiterio, l’Adorazione dei pastori al centro della volta della navata. Non vi è alcuna firma ma solo una data, il 1885, ed è ipotizzabile che l’autore, forse Nicodemo Lago, abbia ripetuto i temi del Ciesa. Questo pittore nel 1883 aveva eseguito un dipinto nel soffitto della chiesa antica di S. Mauro a Costozza e l’affinità stilistica e la vicinanza cronologica fa propendere che le stesse maestranze abbiano rinnovato quella di Lumignano. Col tempo la chiesa si rivelò troppo piccola, così il parroco don Attilio Zuccante fece costruire la nuova parrocchiale che fu inaugurata nel 1938. Quella vecchia, sconsacrata, nel 1940 fu alloggiamento militare e nel 1957 fu adibita a fabbrica di manufatti di cemento. Il recente ultimo restauro ha portato alla luce due affreschi nelle pareti laterali, probabilmente risalenti ad epoca medievale. I tre altari, restaurati, passarono nella nuova parrocchiale, diventando uno l’altare di Sant’Antonio, l’altro della Madonna del Rosario, e l’altare maggiore mantenne la sua funzione.

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