Chiesa di San Mauro abate

L’ANTICA “ECCLESIA MATRE” DI SAN MAURO A COSTOZZA

L’antica chiesa pievana di San Mauro di Costozza sorge un po’ elevata sul monte, poco distante dal centro abitato del paese. Davanti ha un bel sagrato abbellito da due grandi cipressi e da una balaustra da dove si domina una vasta e fertile pianura che si estende fino ai colli Euganei. L’attuale chiesa, che aveva un cimitero alla sua sinistra fino alla fine dell’800, è stata ricostruita attorno agli anni 1680-1719 su un preesistente edificio, come attestato dagli antichi inventari, e riconsacrata nel 1747. Il primitivo edificio non venne però abbattuto, ma venne conservata l’antica struttura muraria rettilinea, sulla quale si costruì, con grande abilità, una nuova configurazione sia all’esterno che all’interno. Restò intatto dal radicale rifacimento il campanile in stile romanico, sul cui lato posto a sud sono incise le date, a partire dal 1117 dei principali terremoti che interessarono il paese.

Sembra che anche questo primitivo edificio sia stato costruito su una antichissima cappella edificata dai monaci benedettini nel VII-VIII secolo, quando nel territorio di Custodia (antico nome del paese) c’era una “curtis” dei Benedettini del convento di Nonantola. L’edificio religioso fu intitolato a San Mauro. Questo santo, infatti, fu il discepolo preferito da San Benedetto, e la sua devozione era dovuta alla sua fama di risanatore che era legata al signum santi Mauri, una benedizione fatta con una reliquia della santa Croce e con un formulario particolare per ottenere la salute degli infermi. Il fatto che proprio il longobardo duca Anselmo, abate di Nonantola, possessore per il monastero della curtis di Costozza, fu costretto dal re longobardo Desiderio ad andarsene da Nonantola e a ritirarsi verso la metà dell’VIII secolo proprio nel monastero di Montecassino, fa pensare che questo culto di San Mauro venne proposto a Costozza come capace di estirpare le residue credenze pagane. Accanto alla primitiva chiesa doveva esserci un convento, in cui i religiosi vivevano in comunità e con cura di anime.

Dal 833 non abbiamo altre notizie sui Benedettini, ma antichi documenti parlano di un certo Widone come arciprete, dal 1238, di questa chiesa e del vescovo Manfredo, ma non si può escludere che prima di Widone vi siano stati altri sacerdoti con il titolo di arciprete. Comunque già al loro tempo, la chiesa di San Mauro era considerata antichissima e tra vario materiale religioso possedeva un raro esemplare della Bibbia (vedi Statuti del comune della comunità di Costozza del 1292), oggi perduto.

Il suo rifacimento, avvenuto verso la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700, è stato dettato da motivi devozioni ed estetici per uniformarsi al nuovo e aristocratico aspetto architettonico assunto dal paese di Costozza nel Cinquecento, con i nuovi palazzi edificati dalle casate dei Godi, dei Garzadori e soprattutto dei Trento. In questo senso il rifacimento è indubbiamente riuscito, diventando centro di un’area scenografica dove stupendamente si fondono natura ed architettura. Il tutto doveva essere molto più fascinoso se raggiunto attraverso l’originario percorso d’accesso, oggi purtroppo perduto. Iniziava dall’attuale monumento ai caduti e procedendo diagonalmente per la collina, costeggiava un gruppo di case (oggi non più esistenti), attraversava la proprietà Trento fino a raggiungere l’attuale villa da Schio, raggiungendo le attuali scalinate, che con andamento della camminata lenta e faticosa portava, dopo due ripiani delimitati da statue, al complesso sommitale. Dopo la salita di pochi gradini, il ritmo della camminata è accelerato dalle fughe delle guide di lastroni che congiungono l’imbocco del sagrato all’ingresso della chiesa. Giovanni da Schio, nella seconda metà dell’Ottocento, per evitare l’attraversamento della sua proprietà, aprì un altro itinerario, che salendo dalla piazza, si congiunge a quello primitivo poco prima delle gradinate.

L’architettura  della chiesa è chiaramente di stile barocco, dato l’andamento mosso della pianta, con espansioni e raccordi curvilinei ed anche dal sagomato delle finestre. La facciata è articolata da un doppio ordine di semipilastri ionici, posti su un alto zoccolo, in tre scomparti verticali. Il frontone si innalza su una cornice marcapiano che suddivide la facciata in due terzi dell’altezza. Il portale d’ingresso di severa sagoma rettilinea, conclusa da un frontoncino triangolare, è accolto nello scomparto centrale. Lateralmente, i convessi scomparti laterali accolgono una coppia di nicchie racchiudenti ciascuna una statua di santo: Francesco (a sinistra di chi guarda), Giuseppe (probabilmente a destra). Al centro del frontone vi è una tabella che reca la scritta: “DOMUS DEI ET PORTA COELI/ NEMO ACCEDAT NISI ADORATURUS ET ORATURUS/ PROFANI/ PROCUL ESTOTE/ TERRIBILIS ENIM EST LOCUS ISTE/ ANNO MDCCXIX. (Casa del Signore e porta del cielo/Nessuno entri se non per adorare e pregare/ Profani/restate lontani/questo luogo è anche terribile/ anno 1719. Sul coronamento svettano le statue di Cristo redentore, al centro tra gli Evangelisti Giovanni (a sinistra) e Matteo (a destra) e sugli spalti sottostanti rispettivamente Luca e Marco, ruotati secondo la convessità della base.

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