Chiesa di San Michele

L’ORATORIO DEL SANTO DEI LONGOBARDI: SAN MICHELE A COSTOZZA Ai margini del verde parco di villa Trento-Carli, come cappella gentilizia, si trova l’oratorio di San Michele. La villa risale alla metà del XVI secolo ma la storia e lo stile dell’oratorio differisce da quello del complesso adiacente. La titolazione a San Michele arcangelo fa pensare ad una origine molto antica della chiesa, forse longobarda. Il Santo, infatti, era il principale patrono dei conquistatori discesi dalla Pannonia in Italia nel 568 d.C. Non abbiamo, però, alcun elemento archeologico per attestare che l’edificio sia sorto su una chiesa precedente, e d’altra parte, l’arcangelo non è mai rappresentato né all’interno né all’esterno dell’oratorio. Quello che di certo sappiamo, è che S. Michele arcangelo è citato negli statuti del Comune di Costozza del 1292 come uno dei santi celebrati con una giornata di festa, il 29 settembre; data in cui scadevano altre incombenze, quindi ricorrenza che rifletteva usi e tradizioni secolari di tutto il pagus. La chiesa pur essendo addossata alle mura del palazzo Trento-Carli, lo precede cronologicamente di circa due secoli, anzi precede lo stesso arrivo dei Morlini-Trento a Costozza avvenuto nel 1423. Scrive lo storico vicentino Maccà nella sua Storia del territorio vicentino: “Di questa chiesa trovai memoria del 1437, 27 novembre in occasione che certo testatore fece d’un lascito con patto che fosse dato ogn’anno: <>. Anche questa chiesa anticamente era della comunità di Costozza, e unita alla parrocchiale. Ciò raccogliesi dall’inventario dei suoi beni fatto nell’anno 1444, e posto dopo l’inventario della parrocchia stessa, che così comincia: <>”. Un altro documento del 1421, di cui ci da notizia il Mantese, attesta che un pio testatore ordinava di “impingere ecclesia S. Michaelis tres figuras videlicet S.Maria cum figlio in brachio et sanctis Petro et Paulus” (si devono dipingere sulla chiesa di S. Michele tre figure, cioè S.Maria col figlio in braccio e i Santi Pietro e Paolo). La famiglia Trento ne venne in possesso nel XV secolo e Giacomo Trento nel suo testamento (1500-1510) la cita due volte come sua proprietà. Si deve a lui verosimilmente il suo rinnovamento, o come pensa il Cevese, il suo rifacimento con stile tardo-quattrocentesco. A questo periodo, infatti, risalgono il fregio che corre sotto le capriate del soffitto e la balaustra di pietra di Costozza finemente istoriata tuttora esistenti. Non solo, ma appartiene a questa famiglia lo stemma gentilizio scolpito nella prima colonna della balaustra, caratteristico del Collegio dei Notai di Vicenza. Nel Settecento, probabilmente in occasione di lavori fatti da Alessandro Trento per il suo palazzo, la chiesa venne ulteriormente manomessa, con la costruzione dell’altare maggiore, che racchiudeva la pala, concordemente attribuita al Carpioni, dove il Bambin Gesù appare a S. Antonio da Padova alla presenza di due devoti della famiglia Trento. É da precisare, a proposito di questa pala, che il giovanetto ritratto a destra è una aggiunta, forse ottocentesca. Sempre nell’ottocento, per disposizione testamentaria del Co. Francesco Sessi Ferramosca, fu eretto un secondo altare per risarcire la comunità di Costozza dell’atterramento della vicina chiesa di S. Croce. Recentemente sul lato destro della chiesa è stato edificato un altare in onore di S. Giovanni Calabria, ove si trova un pregevole dipinto del santo, di Anna Maria Trevisan, nel quale sul lato inferiore è raffigurato anche il dott. Antonio Carli. Un pregevole piccolo campanile si eleva nel retro dell’edificio, caratterizzato da un tamburo ottagonale che sorge sopra la cella campanaria finestrata e si conclude con un simpatico cupolino. L’interno, però, denota il suo desolante abbandono per la privazione di molte sue suppellettili, delle sue pale, e forse anche degli antichi affreschi, a causa di ripetuti furti e di successivi inopportuni restauri. Comunque si può ancora leggere la forma architettonica, strutturalmente costituita da un’aula unica a forma di parallelepipedo pavimentata in cotto con una serie incrociata di tavelline settecentesche corrose dal tempo. Il bellissimo sottotetto è formato di formelle originai a dipinti floreali, sostenuto da una travatura scoperta, leggermente dipinta, a capriate leggere e frequenti. La parete è abbellita da una serie di tondini colorati. Il fregio della zona centrale ripete una fascia di decorazioni floreali interrotto dalla presenza di vasi, di fiori e di putti seminascosti tra le volute. L’area presbiterale, elevata di un solo gradino, ha l’unico pregio di essere delimitata da una meravigliosa balaustra di stile rinascimentale. Le colonnine di pietra di Costozza alternano forme tortili a quelle quadre, abbellite da un elegante ornato vegetale in rilievo. Una artistica acquasantiera di epoca rinascimentale si inserisce nella muratura interna della chiesa a destra del portale maggiore, caratterizzata da particolari nervature tortili e carnose, che raccolgono all’interno l’acqua benedetta. In definitiva, le forme architettoniche richiamano la fondamentale scenografia naturalistica: il cedro maestoso, il prato, il parco ed infine la strada fanno parte della sua prospettiva, senza la quale la chiesa sarebbe fuori luogo. Possiamo dire che la natura ha dato e continua a dare a questo edificio il suo naturale diritto di esistere.

Torna in alto