Chiesa Beata Vergine del Carmine

UNA CHIESETTA POCO CONOSCIUTA L’ORATORIO DELLA BEATA VERGINE DEL CARMINE A SECULA I nobili Valmarana a Secula, sul lato sinistro del Bacchiglione, possedevano un palazzo (ora non più esistente) con annesso, come era costume dell’epoca, una chiesetta, edificata attorno al 1620, e dedicata a San Odorico. All’inizio del ‘700 vi fu un periodo di grande sviluppo architettonico; si rinnovarono e a volte si costruirono tutte le chiese ed i palazzi della zona. Così i Valmarana devono aver ritenuto l’oratorio non più confacente, dato che nel 1716 chiesero di ricostruirlo, e l’incarico fu affidato al più noto degli architetti del tempo, il luganese Francesco Muttoni. Nel 1724, quello nuovo è ultimato, probabilmente nello stesso sito del primo, ma ora dedicato alla Beata Vergine del Carmine, a San Gaetano Thiene, come è testimoniato dall’epigrafe in facciata: D. O. M. DEIPARAE VIRGINI MONTIS CARMELI DIVISQUE CAETANO ET THERESIAE PAULUS ANTONIUS ARCHIDIACONUS GASPAR CANONICUS IOANNES BAPTISTA COMITES DE VALMARANA JACOBI FILY A FUNDAMENTIS AN: MCCXXIV (Giovanni Battista conte di Valmarana, figlioli Giacobbe, Teresa e Paolo Antonio arcidiacono, il canonico Gaspare costruirono dalle fondamenta la chiesa in onore della Madre di Dio del monte Carmelo e di s. Gaetano. Anno 1724). L’8 ottobre dell’anno successivo, il 1725, venne consacrato dal vescovo Sebastiano Venier, come è ricordato dall’epigrafe dietro l’altare. L’esistenza dell’oratorio prosegue tranquillamente attraverso il Settecento e l’Ottocento, e come si ricava dalla visita pastorale del vescovo Zaguri, l’oratorio era funzionante negli anni 1785-1810. Il vescovo annota che l’oratorio dedicato alla Beata Vergine del Carmine era in ottime condizioni ed il servizio religioso era assicurato dalla celebrazione quindicinale della Messa. Dai conti Valmarana la chiesetta passa alla famiglia Bassani; ma durante la prima guerra mondiale subì dei seri danni, come scrisse l’arciprete di Costozza, Luigi Zanellato: “…I militari hanno deturpato l’oratorio del sig. Bassani che non pensa di restaurarlo”, ma successivamente, nel 1926, annota che: “…Il cav. Bassani Girolamo sta riparando un oratorio di sua proprietà, che durante la guerra dai soldati venne ridotto inservibile al culto”. La famiglia Bassani, nel 1990 fece atto di donazione dell’oratorio alla parrocchia di Longare ed in seguito restaurato nel 1999 dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali. La raffinata struttura architettonica e l’insigne decorazione statuaria dell’opera, rende necessario spendere due parole sull’architetto Francesco Muttoni (1668-1747), progettista e costruttore. Originario da Lugano, era a Vicenza nel primo Settecento, dove era giunto ancora giovane. Divenne presto uno dei più autorevoli interpreti del neo palladianesimo settecentesco vicentino. Seppe associare la lezione classica di Palladio con le istanze barocche e romane, dalle quali raccolse note ornamentali e significativi suggerimenti. Si può affermare che nel Settecento (almeno nella fase iniziale), l’architettura vicentina approda al neo palladianesimo con una frizzante nota di “barocchetto” tramite le opere di questo architetto. La chiesetta mostra una facciata leggera ed elegante, con andamento lievemente concavo, serrata ai lati da semipilastri ionici e conclusa da un frontone triangolare; sull’asse centrale si vede la successione porta, finestra e tabella con l’iscrizione dedicatoria. L’incorniciatura di porta e finestra, il loro sapiente raccordo con gli elementi decorativi del frontone con gli angoli spezzati ed incavati rivela una delicata raffinatezza e l’insieme attrae l’attenzione del passante (che proveniva lateralmente). Un lieve e pittorico “barocco” caratterizza anche l’interno, dove con sapiente uso dello stucco bianco l’architetto costruisce una morbida pianta ovale che si proietta, mediante finte vele, nell’articolato cupolino sommitale sul cui specchio compare una decorazione con figura di colomba, simbolo dello Spirito Santo, in mezzo ad una raggiera ellissoidale. La vita di questo interno consiste soprattutto - scrive il Bevilacqua - nel fantasioso gioco di successioni, rimandi, assonanze delle profilature e delle decorazioni, che dà vibrazione allo spazio e coinvolge il presbiterio, concludendosi infine nel ricco altare. La perfetta armonica interazione di architettura-decorazione-scultura, e tutta una serie di particolari richiamano la chiesa di S. Mauro antico di Costozza. Negli angoli smussati dell’area dei fedeli sono collocate, entro eleganti nicchie, le statue di S. Francesco Saverio, e S. Giuseppe a sinistra, S. Eurosia da Jaca e S. Antonio da Padova a destra. La più pregevole composizione statuaria è costituita da tre immagini scolpite su pietra bianca di Vicenza, collocate sopra l’altare. Il gruppo è costituito, al centro, dall’immagine della Vergine con Bambino, venerata come Madonna del Carmine, e inginocchiati ai lati, a destra da quella di S. Teresa d’Avila e, a sinistra da quella di S. Gaetano Thiene. Il gruppo è sorretto da angioletti con un sopra un motivo floreale. Il complesso statuario è attribuito allo scultore Orazio Marinali, come sembra certificato dalle lettere “OMO” (Opus Marinali Orazio) incise sul retro.

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