Chiesa di Santa CROCE

Oggi non vi è più traccia del tempio, che viene riportato nella mappa austriaca all’inizio del XIX secolo, posizionata al termine della strada del Cavallon che dall’oratorio di San Michele puntava sulla destra dritta e ripida verso una strettoia, una gola che fungeva da separazione naturale dall’adiacente colle Serraglio, per giungere in un piccolo spazio da cui si ammirava il piano dei fiumi e l’inizio del borgo di Longare. La chiesetta era stata eretta dagli uomini e dal Comun di Costozza, e in quel tempo costituiva il limite nord orientale di Custodia. Adiacente a un’omonima strada e alla omonima porta delle mura difensive del borgo, come riportato negli Statuti del paese del 1293, aveva nei suoi pressi le fucine degli ollari che dovevano operare fuori dal villaggio per motivi di sicurezza per evitare che il calore e le fiamme propagassero incendi nelle case vicine, quasi tutte con tetti di paglia e strutture in legno. Oltre al colle Brosimo era qui che quei fabbri potevano accendere i fuochi per la costruzione di pentole per l’uso gastronomico. Il tempo e l’invecchiamento provocarono molti danni e quando venne visitata in epoca post tridentina dal Vescovo di Vicenza, la trovò malandata e bisognosa di importanti interventi.

L’opera di restauro era onerosa e nel 1557 venne ceduta dagli Uomini e dal Comun di Costozza a Giacomo Trento di Francesco, del cosidetto ramo padovano della famiglia. Nella clausola di vendita il nuovo proprietario venne obbligato agli impegnativi lavori di restauro: “fra finire li contrapesi, …racconciar la coperta et coprire di nuovo,… far fare una porta di Asse far fare finestre di asse… et far acconciar l’Altare di modo che se li possa celebrare”.

Da quanto richiesto manca un campanile e la porta e le imposte delle finestre in legno sono diventate marce e inutilizzabili. Altrettanto il soffitto e il tetto che appare in pessime condizioni da essere completamente rifatto.

Si deve all’impulso del nuovo proprietario e ai suoi discendenti la volontà di sfruttare questo investimento promuovendo la costruzione della scalinata di accesso, che conduce dal portone principale del palazzo verso il falsopiano dove si trova l’oratorio. Furono infatti necessari svariati decenni per il completamento dell’opera voluta a metà del XIV secolo, attiva fino a tutto il settecento, ulteriormente migliorata a metà del XVIII secolo con il posizionamento lungo i fianchi della scalinata di numerose statue attribuite alla sapiente mano del Marinali e provenienti dal suo vicino studio. Tuttavia con i Sesso, nuovi proprietari dell’oratorio e della vicina villa, il degrado avvenne rapidamente e a una decina d’anni di distanza l’oratorio viene raso al suolo. La visita del Vescovo Peruzzi del 1829 annuncia l’abbattimento della chiesetta da parte del proprietario co. Franco Sesso Ferramosca con l’obbligo a costruire uno nuovo sotto il medesimo titolo, il quale è cominciato, ma non terminato, con dispiacere de’ tutti i parrocchiani, perché in esso oratorio si facevansi molte ecclesiastiche funzioni. L’otto aprile del 1833 dalle visitationes si viene informati che nel vicino oratorio di San Michele fu eretto un (secondo) altare dedicato a Santa Croce per disposizione testamentaria del fu Co. Francesco Sessi Ferramosca. Pochi anni dopo, nella visita pastorale del 1836 si afferma che in San Michele è stato concentrato il demolito Oratorio mediante l’erezione di un altare dedicato a Santa Croce. In quegli anni si poteva ancora rilevare la planimetria dell’oratorio sul colle in fase di completo rinnovo ma mai portato a termine, per essere poi inghiottita dai lavori campestri successivi. Analoga sorte ebbero le statue attribuite al Marinali che ornavano la scalinata, che scomparvero da Costozza intorno al 1925.

Immagini: mappa, salita del cavallon, spiazzo ove era situata la chiesa

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