Villa Carli si trova ai piedi del colle sul bordo di un piano inclinato che giunge fino alla via principale. In epoca romana il luogo era il posto di lavoro per i numerosi scalpellini che lavoravano le pietre estratte dalla grotta posta dietro alla casa. I manufatti in pietra avevano un uso alternativo al marmo per ornare i vari monumenti, tra cui l’anfiteatro Berga, l’acquedotto e i ponti di Vicenza, vari monumenti di Padova, di Verona, Mantova e Ferrara.
E’ probabile che le origini della casa risalgano al XIII-XIV secolo ad opera della famiglia vicentina Fiocardi o Fiocardo per l’uso domenicale con ben dieci rimesse per i carri. Giacomo Morlini Trento con mille astuzie riuscì ad acquistarla nel 1492 per personalizzarla e manifestare la propria ricchezza e potenza con l’esposizione di numerosi blasoni del suo casato. In fasi e tempi successivi la famiglia fece molti ampliamenti per raggiungere nel 1640 l’aspetto attuale dovuto ad Alessandro Trento, che la completò, seguendo i disegni e i riferimenti degli architetti Albanese, come recentemente confermato dal ritrovamento in Biblioteca Bertoliana di VI della corrispondenza della loro bottega con gli eredi Trento.
L’edificio si compone di un corpo longitudinale, con un corpo centrale e due ali arretrate. Si alza dal seminterrato fino a due piani fuori terra. La maestosa facciata preceduta da un’ampia gradinata a due rampe in pietra, presenta quattro semicolonne in pietra compatta nel rispetto degli ordini dallo ionico al corinzio. Nel timpano vi è lo stemma a sette formelle dei Valmarana. Tre fornici introducono alla vasta sala d’ingresso caratterizzata dalle travi dipinte del soffitto dalle tre griglie in pietra al pavimento per la climatizzazione pneumica proveniente dalla conduttura di collegamento con la grotta del vento. Nella sala del fresco adiacente vi sono elementi dell XV secolo come il grande stemma dei Trento, la bocca per l’entrata al primo ventidotto (Covoletto) e un soffitto a spicchi affrescato con i simboli delle costellazioni.
La villa è contornata da un vasto parco con maestose alberature e un pozzo sovrastato dalla data 1821. Ad est si prolunga un’ala che interpreta la parte domenicale porticata della prima casa Fiocardi, utilizzata come rimessa per una decina di carri agricoli. Nel 1812, poco prima della morte di Ottavio, ultimo dei Trento, l’ala fu elevata di un piano e l’impluvio completamente sovvertito. Venne denominata “ala napoleonica” per l’impronta neoclassica sia nel decoro interno che esterno voluta dai principi D’Aremberg verso la meta’ del 1800. Il cancello d’ingresso principale è decorato con due statue, un Ercole e un armato con lo scudo che raffigura una città turrita.
L’ultimo Trento decise di dare in eredità ai Valmarana vicentini la parte dei beni centrali del paese e Nazario valorizzò elementi del palazzo, dell’oratorio, della Specola e altri. Nel 1835 la villa e l’intera proprietà venne venduta ai principi d’Arenberg di origine belga. La tennero fino alla prima guerra mondiale. Nel 1916 la villa fu requisita come bene di un suddito di uno stato nemico: per uno scherzo del destino una delle figlie del principe aveva sposato un omonimo cugino di nazionalità austriaca e dovette sottostare a questo esproprio. Nel 1926 la villa venne posta all’asta e acquistata dal Dr. Antonio Carli ed è tuttora abitata dagli eredi Carli.
Molti importanti personaggi visitarono e apprezzarono i pregi della villa. Tra questi Anche il Palladio che nel I libro della sua architettura parla di questi manufatti e del modo di veicolare il vento fresco all’interno di quegli ambienti. Infatti oltre al “covoletto”, bocca dell’aria fresca che fuoriesce direttamente dal monte, vi sono numerose griglie che portano l’aria in varie stanze all’interno della dimora. Queste caratteristiche trasformano la residenza in una casa della salute, unica nel suo genere e molto conosciuta nel rinascimento. Oltre al magnifico architetto vi sono altri nomi illustri del passato, che seppero godere degli ozi e degli svaghi del luogo, come l’Imperatore del Sacro Romano Impero, Massimiliano d’Asburgo che nel 1509, stanco dell’assedio di Padova si ritirava nella casa dei “Trento” desideroso di riposare ed apprezzare i freschi benefici. Torquato Tasso scrisse di aver beneficiato di tali sollievi. L’unico che non ne trasse alcun vantaggio fu Galileo Galilei che qui si ammalò di dolori vertebrali che lo accompagnarono fino alla morte.
Più recentemente venne visitata dalla duchessa Elena d’Aosta il pomeriggio del 27 aprile del 1918 in quanto la villa era stata trasformata in Ospedale Militare n° 38. Tra le attrici si ricorda Sophia Loren insieme all’inseparabile Mastroianni intorno agli anni 70 del secolo scorso e più recentemente il film di Claudio Albanese la lingua del Santo. Qualche anno fa è stata ricevuta la poetessa armena Aslan e il prof. Philippe Daverio, mitico esperto d’arte nonché uomo di spettacolo.